Corinaldo Jazz: Andrea Venturi

421_36263007942_4944_n   Una piacevole conversazione con il direttore artistitico di Corinaldo Jazz, piccolo ma splendido borgo della Provincia di Ancona, vicinissimo alla famosa spiaggia  di velluto di IMG_0624Senigallia.

Andrea Venturi e la sua contagiosa simpatia.

1)      Con la contrazione massiccia del finanziamento della cultura degli ultimi anni, diventa un ardua impresa tenere in piedi un festival jazz come il vostro. Quali nuove strategie per il reperimento dei fondi?

Purtroppo non ci sono strategie, ma solo la speranza che prima o poi esca fuori dal cappello del mago un “mecenate” disposto ad aiutare ciò che molto umilmente siamo riusciti a creare nel nostro piccolo borgo. Ho tentato più volte anche  la strada della collaborazione con altri festival simili al nostro, ma purtroppo sempre con scarsi risultati. Lo sforzo maggiore va riconosciuto alle varie amministrazioni comunali che si sono avvicendate nel corso di questi 15 anni che hanno avuto tutte  una sensibilità particolare per questa manifestazione forse considerata un po’ fuori dagli standard degli eventi generalmente programmati nei piccoli centri e che soprattutto è diretta ad un pubblico “straniero”  (….che nelle logiche attuali  potrebbe anche essere considerata una scelta antipolitica!). Se e quando  – speriamo il più lontano possibile – non ci sarà più la possibilità di continuare, metteremo il punto contenti di aver fatto certamente qualcosa di buono per il nostro paese.

2)      Una giusta dose di passione ed una grande professionalità ha apportato negli anni una forte sensibilizzazione del territorio capace di coinvolgere un pubblico affezionato sempre in aumento. Quale il segreto? Vorrei puntualizzare che non mi reputo assolutamente un “esperto”, ma solamente un grosso appassionato avido di buona Musica.

Il principale motore è indubbiamente una grande passione che sì è ulteriormente rafforzata dopo l’incontro nel lontano 2001 con Luciano Bergami, grande amico nonché attuale presidente della nostra associazione col quale condivido, oltre all’organizzazione del Corinaldo Jazz (e fino a qualche anno fa anche di Ostra in Jazz), soprattutto l’intensa  frequentazione ai concerti. La politica “anticrisi” adottata in questi ultimi anni, mi riferisco all’ingresso libero, ha certamente favorito l’incremento del pubblico e magari anche avvicinato anche qualche scettico. Finalmente anche qualche corinaldese si è accostato al nostro palco e mi ha fatto comunque molto piacere ricevere dei commenti positivi da qualche inaspettato concittadino……dopo 14 faticose edizioni!

 3)      Negli ultimi anni avete incrementato i luoghi di fruizione spesso molto suggestivi oltre al bellissimo centro storico di Corinaldo per i concerti della rassegna jazz. Obbiettivi importanti quali la valorizzazione territoriale ma anche una maggiore divulgazione del jazz?

Corinaldo è senza dubbio uno dei più bei borghi del centro-Italia ed offre molteplici scorci suggestivi che sarebbero ideali per organizzare concerti. Se solo avessi i fondi sufficienti, li sfrutterei tutti. Credo che unire la musica alla bellezza di un luogo che la ospita sia certamente stimolante e magico per l’artista che si esibisce, ma anche per chi ascolta.  Lo scorso anno abbiamo inaugurato con successo la Piazza Santo Spirito recentemente restaurata , quest’anno avrei almeno un paio di idee interessanti, speriamo di poterle realizzare.

 4)      Il Festival di Corinaldo si caratterizza per la vocazione Nazionale della scelta artistica; nel corso dei 14 anni hanno suonato tutti i più grandi jazzmen italiani (Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Giovanni Tommaso, Enrico Pieranunzi,  Roberto Gatto, Pietro Tonolo, Augusto “Mimmo” Mancinelli”, Massimo Manzi, Danilo Rea, Mauro Negri, Fabio Zeppetella, Rosario Giuliani, Fabrizio Sferra, Rita Marcotulli, Javier Girotto, Maurizio Giammarco, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso ecc.) quali sono i musicisti che ancora mancano all’appello?  

Leggerli uno di seguito all’altro mi fa quasi impressione…. ne sono venuti veramente tanti! E’ iniziato tutto proprio 14 anni fa’, quando con l’aiuto dell’amico Massimo Manzi –  collaborazione che è stata fondamentale per il lancio della manifestazione -, riuscimmo a portare sul nostro palco Pietro Tonolo (con il compianto Mimmo Mancinelli) ed il quartetto di Franco D’Andrea.
Più che completare “l’album  degli artisti mancanti”, mi sarebbe piaciuto proporre altri progetti italiani interessanti, magari anche composti da artisti che sono già venuti. Sai benissimo che nel jazz non esistono repliche di concerti; ognuno è diverso dall’altro e genera emozioni diverse.

 5)      Nell’anno 2003 c’è stata la prima apertura “straniera” e di “respiro internazionale” nella scelta dei gruppi chiamati a suonare, come il Miroslav Vitous trio (seppur con organico italiano) come mai questo cambio di rotta o nuova fase artistica?

Rispondo con rammarico che non è stato un cambio di rotta, ma purtroppo quasi una costrizione. Il nostro festival si era caratterizzato sin dalla prima edizione, proprio nella promozione del  jazz italiano e credimi, avremmo voluto continuare su quella strada perché siamo fermamente convinti della qualità del “nostro” jazz e dei nostri artisti. Da qualche anno a questa parte il costo dei cachet – al quale vanno poi aggiunti pesanti oneri fiscali e previdenziali – di molti artisti italiani, hanno subito un’impennata esponenziale,  tagliando automaticamente fuori molti festival “minori” o meglio, con minori possibilità economiche. Speriamo che verranno presto riequilibrati questi parametri che sfavoriscono ingiustamente i nostri artisti e limitano le scelte agli organizzatori.IMG_0482

 6)      Quale festival internazionale vorresti visitare come turista e quello con cui ti piacerebbe avere una partnership per Corinaldo jazz?

Hehehe.. lasciamo stare la partnership….non sono alla nostra portata. Quest’anno vorrei andare finalmente al Clusone Jazz festival. Sono sempre stato affascinato dai progetti particolari presentati in questo festival. Il sogno che invece spero potrà presto diventare realtà sarebbe quello di passare un paio di settimane al  “Jazz in Marciac”.

 7)      Qual è la bellezza o passione che ti ha spinto ad organizzare jazz nel tuo paese, diventando un punto di riferimento regionale, e quello che ancora oggi ti motiva nell’andare avanti nell’offerta musicale che proponi?

Solamente la passione per questo genere musicale e la sfida di continuare a portare in un piccolo borgo come il nostro e con esigue possibilità economiche, alcuni dei grandi nomi del jazz “nostrano” e non.

 8)      Descrivi i pregi e difetti dell’essere un direttore artistico.

Qualche anno fa, c’era ancora la possibilità – almeno nel nostro caso – di poter strutturare un programma seguendo un filo logico, oggi si fa molta fatica perché magari il progetto che vorresti invitare è troppo costoso e le risorse non bastano oppure non si riescono a coprire le spese contributive o di viaggio. Il “divertimento”  quindi di imbastire una programmazione seguendo il gusto di chi la redige è purtroppo svanito……direi che rimangono solamente le grandi difficoltà organizzative per riuscire a mantenere il livello di qualità  considerando  le sempre più esigue risorse, oltre ovviamente anche tanta soddisfazione nel veder partecipare tanta gente ai concerti.

 9)      Il tuo disco preferito e il tuo standard immortale.

Che domanda cattiva hehehe ….non riesco proprio a sceglierne uno su tutti! Sono personalmente legato a tanti dischi, ma diciamo che ho una discreta passione per il quintetto storico di Miles Davis. Anche sullo standard immortale mi metti  in grossa difficoltà …..potrei dire  “take five” scritta da Paul Desmond  interpretata dal quartetto di Brubeck per l’eleganza,  ma anche  i  mille di Rollins, Davis, Parker, Monk….hai una domanda di riserva?

10)  Andrea Venturi, come musicista jazz, quale strumento suonerebbe?

Senza dubbio la batteria….come complementare magari la tromba!

Domanda jolly: quella che non  ci si aspetterebbe mai di ricevere.

 11)  La vicinanza di festival importanti come Fano jazz, realtà organizzatrice di tutti i concerti del nord della Regione Marche – compresa la rassegna “Jazz in Provincia”- e Ancona jazz, che proprio quest’anno compie i 40 anni di attività,  quale sentimento o pensiero ti procura?

Grande ammirazione e stima sia per SpazioMusica che per l’instancabile Adriano Pedini per tutto quello che sono riusciti a fare. Fano ed Ancona jazz costituiscono le due più importanti realtà musicali (jazz) della nostra regione. Le mie prime partecipazioni ai concerti jazz sono state proprio in Ancona che ha sempre proposto e certamente continuerà a proporre delle gran “chicche” della musica internazionale. Un sincero augurio per i 40 anni di attività dell’Ancona Jazz Festival e,  come si dice in questi casi…..altri cento (almeno)!!

http://www.corinaldojazz.com

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